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    November 27

    2012




    voto: 8


    Nel 2009, in un centro di ricerca indiano situato nelle profondità di una miniera di rame, viene rilevata un'improvvisa variazione dell'emissione dei neutrini solari e il conseguente surriscaldamento del nucleo terrestre. La scoperta viene studiata dal giovane scienziato Adrian Helmsley, che stima il pericolo dei primi effetti sulla crosta solo nel lungo periodo e decide perciò, in accordo con gli interessi dei consiglieri del governo americano, di studiare un piano di evacuazione mantenendo il segreto sulla futura minaccia globale. In gran segreto le potenze mondiali organizzano un piano che prevede il salvataggio di una ristretta parte dell'umanità mediante la costruzione, in Cina, di colossali scialuppe di salvataggio, delle vere e proprie tecnologiche arche di Noè. Il finanziamento di queste attività costruttrici è ottenuto mediante la vendita di biglietti di salvataggio al prezzo di un miliardo di euro a persona.Dopo soli tre anni, invece, il mantello terrestre comincia a fondere e sulla costa californiana appaiono le prime gigantesche crepe. Jackson Curtis, scrittore di romanzi di fantascienza di scarso successo, se ne accorge mentre si trova in campeggio coi due figli presso il parco di Yellowstone. Là, il lago si è completamente prosciugato e un conduttore radiofonico pazzoide, Charlie Frost, un visionario (ma non tanto) cacciatore di verità negate, diffonde in diretta aggiornamenti sull'imminente fine del mondo. La storia segue due filoni: da una parte le peripezie dei protagonisti che cercano, pur non avendo comprato i biglietti, di raggiungere la Cina e le arche, dall'altra i casi umani di chi non può, o non vuole, tentare di salvarsi (ad esempio, il Presidente del Consiglio Italiano rimane a pregare piazza S. Pietro [e qui le risate in sala si sprecano!], il Presidente degli Stati Uniti sceglie di rimanere alla Casa Bianca, il padre di Adrian Hemsley sceglie di non abbandonare l'amico di una vita, Charlie Frost che vuole far parte della catastrofe da lui stesso annunciata e il Dalai Lama che resta a pregare). Jackson con i figli, la ex moglie e il convivente di lei, con l'aiuto di un ragazzo tibetano fanno di tutto per salire su una delle Arche causando purtroppo dei danni e causando l'inceppamento del portellone che finchè non è ermeticamente chiuso impedisce all'Arca di partire. La situazione però [ma guarda che caso!]si sistema e anche l'ultima Arca riesce a salpare. Giorno 27, mese 1, anno 1: le arche si stanno dirigendo verso Capo di Buona Speranza in Africa che a causa dei mutamenti della cresta terrestre non è stato sommerso. L'umanità è pronta a ricominciare tutto da capo.

    Se messo a confronto con i tanti ‘disaster movie’ usciti negli ultimi anni non presenta nulla di nuovo dal punto di vista stilistico e narrativo se non lo scenario che, per chi ama gli effetti speciali, fortunatamente diventa sempre più disastroso. Dal film ci si aspettava non poco soltanto per il fatto di essere ispirato all’antica profezia dei maya, perché guardandolo dovrebbe fare felici tutti coloro che aspettavano una sensibilizzazione dei grandi media sull’argomento che ha suscitato numerose domande e dubbi ma 2012 è solo un altro film (seppur ben riuscito sotto l'aspetto degli effetti speciali che fanno crollare tutto, dal Cristo di Rio alla Cappella Sistina) sulla fine del mondo.
    November 10

    nemico pubblico




    voto: 6


    John Dillinger è un fuorilegge col vizio del baseball, del cinema e delle macchine veloci. A colpi di Thompson e a capo di una gang armata, rapina banche ed estingue i debiti degli americani impoveriti dalla Grande Depressione. Le sue fughe rocambolesche e temerarie gettano imbarazzo e sconforto sulle istituzioni e su Edgar Hoover, ambizioso direttore del Bureau of Investigation. Elegante ed impavido, Dillinger ha un proiettile sempre in canna e un cappotto per ogni occasione e per ogni signora, rapinata del suo cuore o rapita dal suo fascino. La sua nemesi, efficiente e laconica, ha il volto del G-man Melvin Purvis, determinato ad accomodarlo sulla sedia elettrica.
    Durante gli anni più duri della Depressione banditi rurali, rapinatori di banca indipendenti, rapitori di bambini e ladri alla giornata infestavano il Midwest. Nelle loro scorribande colpivano banche isolate e rifornitori di benzina, abbattendo a colpi di mitra proprietari e passanti inermi, prima di fuggire sulle loro automobili veloci e dentro gli abiti "ricercati". Sfruttando l'inefficienza e la corruzione dell'apparato statale e della polizia, cercavano il denaro facile e trovavano la soddisfazione alla propria eccitazione nel raggiungimento di una fama istantanea. Il maggiore tra loro, John Dillinger, era un fuorilegge e un esibizionista, abilissimo col mitra, simpaticamente disinvolto e irriverentemente in fuga da banche, celle e carceri. Drogato di glamour testimone delle grandi promesse delle metropoli (automobili, abbigliamento sfarzoso, belle donne, feste in locali di lusso), Dillinger diventa il nuovo eroe solitario incarnando (col volto del bravissimo Jhonny Depp) l'immagine più sentimentale e romantica del gangster. Segnato dall'impossibilità di toccare le persone senza ferirle, è un martire sulla strada della sofferenza e delle cicatrici. La morbidezza del suo sguardo scalda la narrazione (formalmente) fredda e si allarga sul G-man sul lato opposto della legge e dell'ordine. Dillinger impiega la rapina come affermazione d'identità e propaga nel mondo il mito dell'invincibilità dell'outlaw hero, mentre Purvis trasforma la caccia ai criminali in un massacro di esecuzioni e tirassegno. In delicato equilibrio interdipendente col gangster, l'uomo del governo è caratterizzato e motivato costantemente dalla sua presenza, facendo dell'opposizione-identificazione con Dillinger una questione interiore. Il conflitto con la società ripiega allora nel confronto personale, in cui poliziotto e criminale si sovrappongono.
    Dentro la densità narrativa e la struttura polifonica di Nemico pubblico si muovono due combattenti solitari angosciati dalla privazione di un ruolo. Il regista coglie bene il senso tragico del poco tempo che i protagonisti hanno ancora da vivere per compiere il proprio destino. Nel melodramma nero e criminale dell'autore americano il motore dell'azione è la nostalgia per qualcosa che Dillinger e Purvis si sono lasciati alle spalle ma che non riescono ad abbandonare: un blackbird che canta in sala da ballo ma tace sotto interrogatorio, un nemico pubblico maledettamente privato e troppo in fretta abbattuto. Gli inseguimenti, le sparatorie, le fughe, l'amore e il sesso si combinano, consumandosi lentamente e in maniera epocale e infilando la potenza evocativa del melodramma in un film di genere radicalmente opposto.
    La bella storia c'è tutta e la possibilità di un grande film è in agguato...peccato che ogni tanto porti lo spettatore ad accomodarsi meglio sulla sedia e a schiacciare un breve sonnellino.

    October 25

    UP





    voto: 9.5


    In una sala cinematografica si proietta un cinegiornale su un esploratore, Charles Muntz, che è tornato dall'America del Sud con lo scheletro di un uccello che la scienza ufficiale qualifica come falso. Muntz riparte per dimostrare la sua onestà. Un bambino occhialuto, Carl, è in sala. Muntz è il suo eroe. Incontrerà una bambina, Ellie, che ha la sua stessa passione. I due cresceranno insieme e si sposeranno. Un giorno però Carl si ritrova vedovo con la sua villetta circondata da un cantiere e con il sogno che i contrattempi della vita non hanno mai permesso a lui ed Ellie di realizzare: una casa in prossimità delle cascate citate da Muntz come luogo della sua scoperta. Un giorno un Giovane Esploratore, Russel, bussa alla sua porta. Sarà con lui che Carl, senza volerlo, comincerà a realizzare il sogno. Carl, che in passato aveva fatto il venditore di palloncini, ha la brillante idea per sfuggire al ricovero in una casa di riposo, di far volare la sua casa grazie ai palloncini avanzati. Con Russelintraprenderà il viaggio dei suoi sogni in Sudamerica. Là incontrano Kevin (lo "struzzo in tecnicolor") e Dug (un cane dotato di un collare telepatico che gli consente di parlare). Durante il viaggio Carl scoprirà che la più grande avventura non è avere la casa vicino alle Cascate Paradiso, ma vivere.
    Un film di animazione targato Disney che per la prima volta ha aperto il Festival di Cannes. Il 3D viene utilizzato in questo film senza le esagerazioni effettistiche: il rischio che la sceneggiatura si mettesse al servizio della tecnologia c'era ma è stato brillantemente evitato. Semmai sussiste la possibilità che Up piaccia più agli adulti che ai bambini. La sequenza in cui si narra il percorso di Carl ed Ellie partendo dall'infanzia sino ad arrivare alla morte di lei è di quelle che si fanno ricordare per la divertita sensibilità con cui è costruita e quella della "scoperta" dell'ultimo regali di Ellie riesce addirittura a stappare qualche lacrima.
    La morale è doppia! La prima, quella "familiare": anche la vita domestica e l' amore coniugale sono un' avventura. La seconda, più insolita: prima o poi arriva il momento di salutare il passato e di concedersi a nuovi affetti (complice il messaggio lasciato da Ellie che invita Carl a "vivere una nuova avventura"). Questo è un film leggero. Leggero su temi ponderosi come quello dell'invecchiare da soli, dei sogni non realizzati, della memoria viva di chi ci ha lasciati, del rapporto giovani/anziani. Un film leggero come quei palloni che portano magrittianamente nei cieli un'intera casa liberandola da un mondo incapace di comprendere i sogni.
    September 29

    baarìa

    "Baaria" è un suono antico, una formula magica, una chiave. La sola in grado di aprire lo scrigno arruginito in cui si nasconde il mio film più personale. Una storia divertente e malinconica, di grandi amori e travolgenti utopie. Una leggenda affollata di eroi...

    - Giuseppe Tornatore -





    voto: 8.5


    Baarìa (nome siciliano di Bagheria, cittadina della provincia di Palermo) racconta settant'anni di storia italiana attraverso un'unica ambientazione, il paese natale del regista, e con protagonisti esclusivamente i suoi abitanti. A partire dal ventennio fascista, passando per il secondo conflitto mondiale, il referendum repubblicano e per i decenni di governo democristiano, tutti i grandi e piccoli cambiamenti sociali e politici del nostro paese sono raccontati ma sempre e comunque filtrate dal punto di vista della gente comune di Bagheria, che siano essi contadini, allevatori, aspiranti poeti e pittori o anche semplici venditori da strada. C'è chi riuscirà a coronare i propri sogni di successo, chi vedrà invece fallite le proprie ambizioni politiche, ma da collante c'è sempre e comunque la sicilianità vibrante che ben si riflette nella storia di Peppino e Mannina, i due innamorati la cui storia viviamo dall'infanzia alla vecchiaia.
    Tornatore narra della terra che ama, la Sicilia, e lo fa con un affresco collettivo che abbraccia numerosi decenni della storia del secolo scorso. Fare cinema si traduce per lui in un omaggio consapevole e dichiarato a quanti lo hanno preceduto senza però rinunciare a un proprio stile narrativo che procede per accumulo di immagini e di situazioni. È una corsa contro il tempo quella che ci viene proposta sin dall'inizio con la figura del bambino che apre il film. Corsa contro il tempo che cancella una memoria collettiva che sembra progressivamente non esistere più.
    C'è una scena in cui Peppino torna a Bagheria dopo essere emigrato per lavoro a Parigi. Ha ancora in mano la valigia e un gruppo di suoi conoscenti, incontrandolo, gli chiede per dove stia partendo. Nessuno di loro si è accorto della sua assenza. Oggi ben pochi sembrano accorgersi della perdita della conoscenza di un passato recente in cui umiliazioni, lotte e parziali vittorie lasciavano segni profondi nella collettività. Segni che (come l'affresco sulla volta della chiesa) dovevano essere cancellati. Ma ciò che sembra premere ancor di più è il mostrare come il retaggio di un passato di tradizioninon sia stato ancora superato nella realtà sociale.
    Si è già detto tanto di Baarìa, uno dei film più costosi della storia del cinema nostrano e primo film italiano ad aprire la Mostra del Cinema di Venezia da venti anni a questa parte. Non è un capolavoro, ma è una pellicola che trasuda la passione del suo autore.
    Per chi non ne fosse ancora a conoscenza, tra i 197 attori secondari e le ben 35.000 comparse , spiccano nomi famosissimi quali: Monica Bellucci, Raul Bova, Michele Placido, Vincenzo Salemme, Beppe Fiorello, Ficarra e Picone, Giorgio Faletti, Nino Frassica, Leo Gullotta, Laura Chiatti, Nicole Grimaudo e molti altri ancora, che rendono il complesso della storia davvero unico.
    In conclusione, un film da vedere, ma soprattutto da capire...un film che chi non vive la realtà siciliana probabilmente non può cogliere fino in fondo.
    September 21

    la tigre e la neve - australia - g.force - o come otello

     

    voto: 8.5

    Attilio è un poeta che ogni notte sogna di sposare la donna della sua vita, Vittoria, che nella realtà lo sfugge di continuo. Quando lei, partita per un'intervista al più importante poeta iracheno rientrato in patria in prossimità della guerra, verrà gravemente ferita Attilio la raggiungerà e farà di tutto per salvarla. Non ci saranno ostacoli che potranno fermarlo nel tentativo di farla sopravvivere: dalla mancanza di medicinali al posto di blocco in cui verrà ritenuto un terrorista. È una storia di amore quella che Benigni ci propone. Quell'amore che, partendo dai singoli, può portare la vita al suo massimo splendore.
    Il regista e attore toscano non ci offre un film "comico" (anche se le sue usuali gag non mancano) ma una riflessione poetica (di grande qualità la "lezione" sul fare poesia) sul bisogno di speranza che il mondo moderno nutre, anche quando sembra che il cinismo domini. Una speranza che non pretende di abbracciare teoricamente l'umanità ma che parte dal darsi da fare per la concreta salvezza di un essere umano. C'è chi ha braccia così grandi da credere di poter abbracciare il mondo ma troppo corte per accogliere un amico. L'Attilio di Benigni e Cerami è esattamente l'opposto. "Spero che questa storia vi sorprenda, vi distragga, vi inquieti, vi diverta e vi commuova. Forse sono troppe. Vabbè, ma anche una sola di queste già sarebbe una cosa straordinaria per un film". Questo l'auspicio di Benigni che di sicuro verrà soddisfatto. Perché tutte queste reazioni si verificano dinanzi a La tigre e la neve. Non eguaglia il capolavoro de "La vita è bella" ma ci prova...









    voto: 8

    Australia, 1939. Sarah Ashley, un'aristocratica inglese, lascia Londra alla volta di Darwin, decisa a ricondurre a casa il proprio consorte. Scortata da un mandriano brusco e attaccabrighe alla tenuta di Faraway Downs, Sarah scopre con sgomento la morte del marito e la crisi in cui versa il ranch. L'incontro con una terra orgogliosa e selvaggia e l'affetto per Nullah, un orfano nato da madre aborigena e padre inglese, la convincono a restare e a risollevare le sorti della proprietà. Con l'aiuto di un mandriano innamorato (e ricambiato), di un contabile ubriaco, di un misterioso stregone e di un piccolo meticcio, Sarah condurrà la propria mandria a destinazione attraverso un territorio impervio, vincerà una concorrenza sleale, sopravvivrà a un attacco aereo giapponese e vivrà una spettacolare favola d'amore. Mentre sulla superficie dello schermo si agita una storia tutta cinematografica, nel secondo piano della visione si denuncia lo scandalo delle “generazioni rubate”, un piano governativo del Commonwealth per assimilare gli indigeni nella dominante comunità bianca. Dietro ai mulini a vento, l'autore rivela i bambini (quasi tutti meticci) sottratti alle famiglie e consegnati a istituzioni assistenziali religiose per “sbiancarne” il colore e la cultura, smascherando i colonizzatori inglesi che “epurarono il nero” e annullarono il tempo del Sogno degli antenati, uomini magici che facevano esistere il mondo cantandolo.
    Questo cinema è musica per gli occhi. Senza essere propriamente un musical, accade anche in Australia che i personaggi parlino con una canzone. “Over the Rainbow” è intonata dalla Lady Sarah, indugia sulle labbra di Nullah, suona nell'armonica di un contabile finalmente sobrio, esplode nel cuore del mandriano. L'aria più celebre del Mago di Oz è il fil rouge di un kolossal in cui nulla è ritenuto più importante dell'amore, della cura e dei bisogni degli esseri umani. Nel meraviglioso mondo di Oz, collocato nel cuore dell'Australia, si realizza l'estremismo emotivo, l'eccesso formale e il gigantismo espressivo di un melodramma epico prossimo a "Via col vento".










    voto: 6.5



    Una delle più grandi multinazionali del mondo che produce elettrodomestici posseduti da almeno la metà della popolazione ha inserito in ognuno dei suoi prodotti un chip malefico che, se attivato, porta le macchine a ribellarsi ai propri padroni coordinandosi tra loro. Il piano per la conquista del mondo è ignorato da tutti tranne che dalla G-Force, una squadra speciale che opera al di fuori delle autorizzazioni governative sebbene finanziata da esse, e che è sostanzialmente composta da porcellini d'India altamente addestrati e altamente dotati tecnologicamente più una talpa che fa da mago dei computer. Un complottismo facile facile (le multinazionali sono cattive e tramano contro l'umanità) e una serie di colpi di scena fungono da pretesto per un film che ha nella confezione la sua parte più interessante. Che infatti G-Force sia un film come molti altri nel mucchio delle produzioni per famiglia è abbastanza chiaro, come anche è abbastanza chiaro che non sarà l'esperienza di una vita nemmeno per i bambini che ne sono il target preferenziale.










    voto: 7


    In una scuola privata d'elite nel profondo Sud degli Stati Uniti, l'unico studente di colore, Odine James, è una promessa della pallacanestro. Odin è il sogno del talent scout, gioca in posizione point guard e ha un talento che gli permetterà con facilità di passare dalla pallacanestro giocata nelle scuole a quella professionale. Oltre ad essere noto in tutta la scuola, Odin ha come ragazza, la bellissima figlia del Preside della Palmetto Grove Academy. Il miglior amico di Odin, Hugo Goulding gioca anche lui nella squadra di pallacanestro ed è figlio dell'allenatore Duke Goulding. Sapendo quello che più gli sta a cuore, Hugo convince Odin che Desi lo stia tradendo con un altro giocatore della squadra di pallacanestro, Michael Casio, e ciò scatena una serie di eventi tutti dettati dalla gelosia, proprio come accadde all'Otello shakespiriano.

    September 15

    l'era glaciale 3




    voto: 8.5

    Nel terzo episodio, Manny e Ellie stanno per avere un bambino e la novità sembra sconvolgere qualche equilibrio, Diego sente di non avere più lo smalto di una volta, Sid desidera sperimentare la "maternità" a tutti i costi badando a tre cuccioli di dinosauro nati da uova trovate per caso e Scrat incontra l'amore. Quando Sid incorre nelle ire del dinosauro-mamma, una nuova avventura al salvataggio proprio di Sid e l'incontro con un nuovo personaggio (Buck, un po' fuori di testa, sposato a una banana, con benda sull'occhio, walkie talkie di pietra e scimitarra affilata sempre a portata di mano) riuniranno il branco. L'avventura si sviluppa tra inseguimenti, trabocchetti e acrobazie, ma le pause romantiche, affidate alla neo-coppia formata da Scrat e Scrattina, strappano applausi a scena aperta: Scrat totalmete preso dall'amore abbandona la sua ghianda che rotola via triste e dimenticata, finchè Scrat che inizia ad essere un pò stressato dalla vita di coppia non decide di tornare a darle la caccia terminando però così il suo sogno d'amore.
    La necessaria novità di questo terzo film è anche la cosa migliore. Il personaggio di Buck, un furetto rimasto per troppo tempo in una zona incontaminata a contatto con i dinosauri e ormai totalmente impazzito come un reduce di guerra, è un vero e proprio portatore di caos ed è capace di regalare momenti imprevedibilmente divertenti. Condito di alcuni riferimenti alti (palese quale sia l'ispirazione del rapporto ossessivo di Buck con il gigantesco dinosauro bianco che gli ha cavato un occhio: ovviamente parliamo del Capitan Acab e della sua Moby Dick) il film affronta più in generale il tema della maternità e dell'inizio di una nuova tipologia di vita, adattandolo con diverse sfumature ad ogni personaggio.
    L'unica cosa che delude, per chi decide di vederlo in 3D, è la quasi totale assenza di effetti 3D: l'animazione, si, è molto più "realistica" ma non aspettatevi niente di più di un effetto "ologrammato". Per il resto il film merita di essere visto (ma non sprecate i soldi in più del biglietto per il 3D).
    August 17

    outlander, l'ultimo vichingo




    voto: 7


    Kainan è un alieno (dall'aspetto umano) che giunge nella Norvegia del 708 DC in seguito all'avaria della sua astronave. Il suo compagno di viaggio muore nell'impatto e lui si ritrova nel mondo dei Vichinghi che lo ritengono un 'outlander' (straniero). Viene catturato dalla tribù del vecchio Rothgar che gli è subito ostile considerandolo causa della futura guerra con una tribù vicina di cui è stato distrutto il villaggio. Il re na figlia ribelle, Freya, che viene subito attratta da Kainan che ha perso la famiglia nel pianeta d'origine ed è perseguitato da Morwen, un mostro assetato di sangue. Durante la caccia al mostro Kainan salva la vita al re e il villaggio gli diviene meno ostile. A seguito di altri attacchi si accorda coi pochi sopravvissuti per unire le forze di altri villaggi per uccidere nel più breve tempo possibile la temibile creatura. Si scopre che il Morwen ha con se un cucciolo che infine uccide il re. Dopo questo evento i più del villaggio abbandonano il medesimo e i pochi guerrieri rimasti riforgiate le armi con metallo alieno proveniente dai resti della navicella affondata si buttano a capofitto nelle caverne dove scopriranno la macabra dispensa del Morwen e delsuo cucciolo. Quale sarà la loro fine? E Kainan? Tornerà sul suo pianeta?

    La commistione dei generi fantascienza/antichità viene tentato e i risultati si possono considerare soddisfacenti. Lo sono in modo particolare nella prima parte in cui si costruisce lo scontro/incontro tra i nativi e l'alieno dalle sembianze umane. Nella seconda parte in cui il mostro comincia ad imperversare, il rischio di debordare nello stile "Alien vs Predator" si fa presente, ma poco importa. Ben vengano i film che, senza pretese ulteriori, ci offrono delle storie in cui non è la verosimiglianza a dettare legge ma le regole sono altre. Sono quelle della fiaba a cui, ogni tanto, non fa male fare ritorno. Per il puro gusto di divertirsi fantasticando.
    August 13

    profumo, storia di un assassino - tre donne al verde

     


    voto: 8


      Nel 1738, nella parte sporca e povera di Parigi, Jean-Baptiste Grenouille nasce: una pescivendola al mercato si sente male, si sdraia dietro il banco ed espelle il feto (il quinto di una serie di feti nati morti) tagliandone il cordone con abitualità e noncuranza. Ma il neonato, abbandonato dalla madre tra sporcizia, topi e resti di pesce, inizia a respirare, e le sue urla richiamano l'attenzione di alcuni presenti. Finisce in un orfanotrofio gestito da una megera che lo venderà e presto scoprirà di avere un olfatto assolutamente fuori dal comune. Gli odori divengono il fulcro della sua esistenza! Un giorno, in città per una consegna, incontra l'odore della sua vita: proviene da una fanciulla venditrice di prugne. La segue, l'odora ed incidentalmente la soffoca tentando di farla star zitta per non essere scoperto. Sempre per una consegna, capita nel negozio di Monsieur Baldini, profumiere italiano in declino da cui riesce a farsi assumere. Jean-Baptiste viene iniziato all'arte della profumeria e della distillazione migliorando gli affari del negozio stesso. Ma a Jean-Baptiste interessa soprattutto sapere come estrarre e distillare gli odori di tutte le cose: il suo scopo è conservare il profumo di donna. Cerca di distillare l'odore del rame, del vetro e persino del gatto di Baldini. Capisce che deve esistere qualche altra tecnica e, su consiglio del maestro, parte per la provenzale Grasse, il più rinomato centro per la produzione di profumi dove impara nuove tecniche e si sente pronto finalmente per creare il profumo perfetto, quello che lo renderà famoso in tutto il mondo. Riesce a trovare il modo per distillare il profumo di donna ma per creare il profumo perfetto gliene servono 13: ricorda, infatti, il suo maestro che gli ha insegnato che un buon profumo è costituito da 12 essenze (4 per l'accordo di testa, 4 per l'accordo di cuore, 4 per l'accordo di base) e l'ultima, la più potente, che farà di quel profumo l'unico ed impareggiabile. Si trasforma allora in assassino, uccidendo ragazze per estrarne l'essenza. Grasse è in allarme per gli efferati delitti e non si riesce a trovare la chiave di lettura dei crimini. Jean-Baptiste viene identificato come l'assassino ed è ricercato, ma riesce comunque ad estrarre fino all'ultima essenza e a creare il profumo perfetto. Grazie all'effetto che esso produce nella mente riesce a sfuggire il patibolo e si dirige verso Parigi. Col profumo prodotto avrebbe potuto asservire il mondo intero. Nel 1777, entra in città da Rue Saint-Jacques. Avendo capito che il profumo non può trasformarlo in un essere capace di amare e di essere amato veramente, si versa sul capo tutto il profumo con un gesto lento, davanti ad una folla di poveracci infreddoliti, e si lascia uccidere inerte dalla smania e dall'adorazione di questi nello stesso posto dov'era nato.









    voto: 4


    Don e Bridget sono una coppia di borghesi che vive in un ricco quartiere. Da tempo Don ha perso il lavoro e si vede costretto a mettere in vendita la casa. Bridget nel frattempo viene assunta come donna delle pulizie in banca. Scopre così che i soldi consumati vengono distrutti. Molti soldi. Addetta alla loro distruzione è Liz, una donna di colore non sposata e con due figli a carico. Bridget elabora così un piano che prevede la momentanea sostituzione del lucchetto del contenitore dove sono tenuti i soldi in modo che l'addetto al trasporto se ne possa poi impossessare. L'addetto in questione è Jackie, un'amante della musica fidanzata col macellaio Bob. I due vivono in una roulotte. Insomma per un motivo o per l'altro Bridget, Liz e Jackie sono tre donne bisognose di soldi. E il piano funziona. Tanto che il trio riesce a derubare la banca per ben tre anni. Anche un poliziotto, innamorato di Liz, si aggiunge alla banda. Ma un misterioso ispettore del Tesoro si insospettisce della loro improvvisa ricchezza e inizia a indagare finendo con arrestarli tutti mentre stanno bruciando le banconote per evitare il peggio. Solo Bridget riesce a sfuggire alla cattura. E ad assumere un avvocato che farà uscire tutti per mancanza di prove. Inoltre Bridget ha conservato montagne e montagne di soldi.

    August 05

    Reign over me




    voto: 8


    Il film prende il titolo da una canzone degli Who "Love, Reign O’er Me" (alias "Amore, regna su di me"), una delle tante hit anni '70 che Charlie Fineman ascolta in cuffia a tutto volume mentre, solitario, vaga per le strade di New York sul suo monopattino a motore. Charlie ha perso moglie e figlie nella tragedia dell'11 settembre: erano a bordo di uno degli aerei che si schiantarono contro le Torri Gemelle. Da allora si è chiuso completamente in se stesso, rifugiandosi nella sua sterminata collezione di dischi in vinile, nella strana mania di rifare sempre la cucina, refrattario al mondo, deciso a difendere il suo diritto a non ricordare. Diagnosi: disordine da stress post traumatico. L'incontro casuale con Alan Johnson, affermato dentista e suo vecchio compagno d'università, lo costringerà ad affrontare i suoi demoni interiori, avviandolo lentamente verso una possibile guarigione.
    La storia si svolge negli stessi luoghi, ambienti e milieu sociale della commedia sofisticata. Adam Sandler è conosciuto dal grande pubblico più per la sua vis comica che per le sue doti drammatiche, mentre "Reign Over Me" è un film sul dolore e sul suo difficile superamento, sullo spaesamento di New York e dei suoi abitanti, dove la tragedia pubblica dell'11 settembre, analizzata da un punto di vista tutto privato, aleggia senza essere mai in primo piano. Reign Over Me è un film onesto, toccante, che tratta argomenti difficili spesso non indulgendo mai nel melodramma, pur muovendo alle lacrime quando finalmente Charlie affronta per la prima volta il ricordo della tragedia vissuta. Un film che mette in risalto ma senza fare propaganda (ed indirettamente perché attraverso la storia di un singolo individuo) la tragedia, nonché l'assurdo e subdolo modo di voler ribaltare "l'equilibrio dei poteri attuali" da parte del terrorismo.
    Velato è l'ottimismo che il film infonde parlando in fondo della storia di un'amicizia che sa curare il dolore di un uomo e a migliorare la vita di un altro. Anche Alan infatti sarà aiutato a riflettere sul suo lavoro, sulla libertà e sul rapporto con la moglie.
    July 29

    YES MAN!

    Io voglio che voi invitiate il si nella vostra vita, perché il si, a sua volta, vi risponderà si!
    Quando voi dite si, entrate nella sfera del possibile!











    voto: 8


    Carl Allen è un impiegato divorziato orgogliosamente chiuso nella sua solitudine e insensibile alle richieste altrui. I clienti gli chiedono un prestito e lui lo nega, gli amici gli chiedono compagnia e lui si tira indietro, cercando di farsi bastare un dvd sul divano. Si protegge dai colpi che la vita gli ha dimostrato di saper sferrare, ma quanto altro si preclude così facendo? L'incontro con un ex collega lo convince a partecipare ad un seminario di “positività”, in cui il guru di turno lo esorta a rivoluzionare la sua vita rispondendo di sì ad ogni richiesta. Improvvisamente, si ritrova ad apprendere il coreano, a prodigarsi per un barbone, a presenziare alle feste a tema del capoufficio e ad accettare il passaggio in scooter di una sconosciuta di nome Allison. Carl dice sì all'amore per costrizione, in attesa di dire no alla costrizione in nome dell'amore.
    Con Yes man, Reed fa centro nel suo intento di rinnovare la commedia, affidandosi ad un meccanismo sfornacomicità (l'obbligo, per il protagonista, di accettare l'inaccettabile) che garantisce la risata e mantiene sottotraccia tutto l'amaro che il regista era andato cercando per strade solo apparentemente più consone. Questa volta non manca la formula ma non viene meno il cinema, regno del possibile per eccellenza, della creazione di mondi a partire da un sì. Nonostante questo costituisca un innegabile punto debole, la grandezza di Jim Carrey permette al suo personaggio di liberarsi in un attimo dalle maglie di un percorso troppo scritto: gli basta una smorfia, un sorriso tirato dei suoi per far reagire commedia scenica e tragedia umana in modo esplosivo.

    Un film che non delude e che, pur avendo uno sviluppo molto simile ad altri film di Carrey (vedasi "Bugiardo Bugiardo") se ne discosta trattenedone però i tipi di scene mai volgari e adatte a qualsiasi tipo di pubblico. Un film che ha un messaggio ben preciso: il si, la parola che ci porta ad affrontare nuove sfide (se anche queste talvolta siano negative sono comunque esperienze di vita e che la rendono più piena)! Buttarsi senza i timori della brutta impressione, del non essere all'altezza e di vivere accettandone tutti i rischi e le conseguenze che talvolta possono mostrare piacevoli sorprese. In un periodo di crisi come il nostro è più facile dire “no” piuttosto che “si” alle possibilità che la vita ci mette davanti. Le difficoltà troppo spesso ci fanno dimenticare il bello della vita. Forse Yes Man, oltre a essere una commedia brillante, è proprio questo; un inno alla vita. Certo, dire sempre “si” è da irresponsabili (e il protagonista lo imparerà a sue spese, venendo addirittura scabiato per un terrorista!), ma dire sempre e solo no, è già una sconfitta, poiché ci si preclude a priori quelle che potrebbero essere le migliori esperienze della propria vita!
    July 25

    school of rock





    voto: 9.5

    Mettete da parte ogni paragone con L'Attimo fuggente, od il Club degli imperatori. Ok, ci sono i bambini/ragazzi che non sanno di avere talento e invece ne possiedono a iosa, ok, c'è l'insegnante focoso e antieroico, ok, ci sono preside e familiari degli studenti conservatori ed irreprensibili. Ma siamo su un altro pianeta. Immaginate una jam session di 110 minuti in cui l'intera storia del rock viene rivisitata, reinterpretata ed utilizzata per dare nerbo ad una storia già vista e stravista ma sempre efficace: ecco School of Rock.
    Il plot ricalca perfettamente i classici canovacci del tema. Il musicista, bravo ma incontrollabile, viene cacciato dalla band da lui stesso creata e, grazie ad un inganno, si sostituisce all'amico professore nella scuola più prestigiosa e politically correct dello stato; seguono varie peripezie che lo portano a far scoprire negli annoiati studenti l'amore per la musica ed il senso della vita. Tutto visto e già visto in salsa drammatica, poetica, razionale. Stavolta però, la forma sorpassa il contenuto e la messa in scena non si perde in pistolotti morali per andare dritta al cuore (e al senso del ritmo) degli spettatori. School of rock è uno dei film più genuinamente spassoso. Solo la sequenza con la quale Jack Black introduce se stesso ed il suo "programma scolastico" agli attoniti studenti, vale il prezzo del biglietto!
    Jack Black è semplicemente immenso. Lui stesso musicista e cantante in un gruppo semi-amatoriale, interpreta il protagonista con una partecipazione ed una intensità encomiabili. Scatenato, senza freni, riesce ad essere al contempo svitato, rigoroso, brillante: raramente in altre pellicole si è vista una tale aderenza tra l'attore ed il personaggio che interpreta. I ragazzi della classe, anzi della scuola del rock, sono assolutamente strabilianti sia dal punto di vista musicale (tutti i pezzi sono "in presa diretta") che di presenza scenica e danno un plus di vitalità e freschezza al film.
    School of Rock supera i confini della commedia tradizionale. I binari percorsi dal film, portano ad una morale semplice ed essenziale: mai mollare, ma, al contrario di tante pellicole in cui questa risulta un fardello politacally correct appiccicato, giusto per dare senso a trame banali e scontate, in School of Rock è il giusto collante di una storia semplice e genuina.
    Da vedere e... "occhio al potente!"

    July 01

    transformers 2 - la verità è che non gli piaci abbastanza





    VOTO: 9


    I Decepticon non sono stati totalmente sconfitti, gli Autobot collaborano con il governo ma non hanno la più completa fiducia, Sam deve andare al college per avere una vita normale ma gli eventi non glielo consentiranno. Tutto convergerà intorno al ritrovamento di un frammento cruciale alla distruzione o al salvataggio della Terra da parte degli ultimi esponenti (ancora in vita) del pianeta di provenienza dei robottoni giganti. Riusciranno gli Autobor a convincere Sam ad aiutarli ancora a ricevere la fiducia necessaria da parte del governo?
    Tanto il primo film era sembrato incredibilmente azzeccato per come riusciva a moderare tutte le componenti solitamente esagerate del cinema di Michael Bay, quanto ora tutto quanto è mescolato senza guardare al dosaggio. Per semplificare si potrebbe dire che il secondo Transformers è un film di due ore e mezza nel quale per almeno due ore non si vede altro se non grossi robot digitali che spaccano tutto (compresi se stessi) mentre di sfondo alcuni piccoli umani fuggono e si dicono parole ininfluenti.
    Scompare del tutto ogni velleità di riflessione sul rapporto tra l'uomo e la tecnologia e i Transformers qui diventano metafora dell'indicibile (o immostrabile) umano. I loro corpi metallici vengono malmenati, dilaniati, squartati e sanguinano come corpi umani non potrebbero mai fare in un film adatto a tutte le età. Il metallo spesso sembra rompersi e squarciarsi seguendo le regole della carne, questo però, lungi da essere un espediente interessante, si risolve solo in una crudezza di facciata che non salva lo spettatore dalla noia infinita di un destruction derby lungo e inutile nel quale le pochissime scene tra umani fanno rimpiangere il metallo che si dilania.
    Ciò nonostante risulta essere un film che sa farti emozionare, ridere e riflettere. Un film che consiglio vivamente a chi ha visto il primo...e a chi non la visto consiglio di fare maratona per vederli insieme!!!











    voto: 8

    Gigi è cresciuta (come tutte le ragazze) con la convinzione che il maschio in amore agisca secondo delle logiche incomprensibili alle donne e di conseguenza tende a interpretare (come noi tutte) comportamenti, segnali e silenzi dei ragazzi che frequenta. A illuminarla sulla questione sarà il migliore amico dell'uomo che l'ha appena scaricata perché segretamente innamorato di un'altra: se un uomo si comporta come se non gli piacessi vuol dire che non gli piaci!
    "La verità è che non gli piaci abbastanza" trae spunto dal manuale di auto-aiuto scritto dalla consulente e dall'autrice della serie tv Sex and the City per esplorare il divario tra i sessi nella sfera sentimentale. Argomento di infinite discussioni, l'amore assume tutte le sfaccettature del caso attraverso le storie parallele di nove personaggi. Il titolo anticipa la sostanza di un film in cui l'universo femminile prevale su quello maschile in quanto a emozioni (e luoghi comuni). Laddove la donna s'interroga confusa, l'uomo sembra archiviare ogni dubbio forte dell'unica spiegazione plausibile che non ammette eccezioni ma solo una regola: non esistono giustificazioni all'indifferenza! Da questo presupposto gli sceneggiatori ricamano una commedia scorrevole che tra primi appuntamenti, telefonate, chiacchiere, adulteri e abbandoni lanciata verso l'inevitabile happy ending che si ritrova proprio nell'eccezione negata fin dall'inizio della pellicola!
    Sebbene sia un film a sfondo femminile, direi che è una commedia piacevlossima e unica nel suo genere, riesce a far riflettere esponendo verità che ci nascondiamo (o ci vogliamo nascondere) seppur scontate, e il tutto è condito da una sottile ironia sempre incastrata nei punti giusti! Tutte le categorie e le casistiche sono citate: sono storie, situazioni comuni, più o meno credibili nel loro esito finale, in cui la fa da padrone l'amore. Il tutto porta alla conclusione che quello che muove l'agire umano, soprattutto in amore, è la speranza che da qualche parte ci sia qualcuno pronto ad accoglierci, dobbiamo solo saper aspettare...ed in fondo "il lieto fine forse è proprio sperare" [cit.]

    May 27

    una notte al museo 2





    voto: 7


    Larry Daley non è più il guardiano del Museo di Storia Naturale, ha fatto fortuna e ora è un giovane imprenditore. Eppure, come all'inizio del film precedente, non è troppo soddisfatto e sente che qualcosa gli manca. Quel qualcosa che trova nelle sue sempre più sporadiche visite al vecchio museo. Ma non è più tempo di statue di cera e plastiche, il Museo di Storia Naturale si sta infatti sbarazzando delle vecchie ricostruzioni come delle piccole miniature. Imballate in casse da viaggio simili alla bara con cui viaggia Nosferatu le vecchie attrazioni sono destinate all'archivio federale dello Smithsonian Museum di Washington. Per uno scherzo della solita scimmietta però assieme alle statue viene imballata anche la tavola egizia che ha il potere di animarle e che, portata a Washington, darà vita a tutto lo Smithsonian Museum compreso Kahmunrah, fratello di quell'Ahkmenrah combattuto e sconfitto nel primo episodio.
    Se il target del primo Una notte al museo era "familliare" qui bisogna abbassare l'età consigliata di almeno un paio d'anni. Non devia in nulla rispetto a quello che ci si aspetta da un sequel hollywoodiano, prende cioè gli elementi che si sono rivelati di maggiore successo del primo film orchestrandogli attorno una trama diversa (ma nemmeno troppo), che sfrutti un nuovo scenario e che metta in pratica il motto prettamente statunitense per il quale "the bigger the better". Più effetti, più creature, più attrazioni, più stanze e via dicendo, che si tradurranno in meno divertimento e più noia. Anche il percorso del protagonista sarà quello già visto: il personaggio di Larry nonostante l'evoluzione e il successo professionale è allo stesso punto di partenza del primo film, se lì cercava un lavoro per realizzarsi qui non si sente realizzato con il lavoro che ha e la risposta sarà ancora una volta il museo.
    A cambiare fortemente è l'impianto pedagogico del film che per larghi tratti di fatto decanta e pubblicizza lo Smithsonian Museum e per altri snocciola nozioni di storia americana. Dati i personaggi storici coinvolti e il target dell'opera è infatti impossibile non considerare come indirettamente (ma anche direttamente) Una notte al museo 2 sbandieri e promuova una determinata visione della storia del proprio paese. Una visione che inevitabilmente risulta neoconservatrice e per la quale, ad esempio, il generale Custer era sì un po' cretino (la storia del resto gli ha dato torto) ma in fondo buono, che magnifica i propri presidenti (saranno loro a salvare tutto) e che contrappone i campioni americani (tenendo in seconda linea però donne e neri) a tutto un esercito di cattivi sempre stranieri.
    Incommentabile l'adattamento italiano che non solo abusa arbitrariamente di parlate dialettali (come il custode napoletano) ma opera anche una serie di cambiamenti nei dialoghi inserendo provinciali riferimenti all'attualità nostrana. Riferimenti che non solo cozzano con il film (Napoleone che rivela si essere un predecessore di Berlusconi [vi rimando a ricerche sul blog per conoscere la storia della censura dovuta a questo], Custer che dice di pettinarsi con 100 colpi di spazzola e il cowboy che afferma: "Sei matto come Cavallo Pazzo!") ma che sono anche incomprensibili ad un bambino.
    May 05

    FAST&FURIOUS solo parti originali - XMEN le origini: WOLVERINE




    voto: 8.5

    Dal mondo delle gare clandestine di Los Angeles, passando per quello del riciclaggio dei soldi sporchi di Miami fino alla realtà delle corse/scontro di Tokyo, una serie di film è diventata un fenomeno mondiale sin dalla nascita. Adesso, nel nuovo capitolo, i quattro personaggi originali si riuniscono e tornano a casa, dove tutto ha avuto inizio. Sono passati otto anni da quando l'ex galeotto Dominic Toretto ha varcato in macchina la frontiera messicana, scegliendo un'esistenza da fuggitivo. Adesso, arenato in una capanna su una spiaggia della Repubblica Dominicana, e vivendo perennemente in fuga con l'unica cosa che gli resta del suo passato, Letty, cerca di rifarsi una vita. Ma sa che le autorità gli stanno col fiato sul collo. Quando la tragica scomparsa di qualcuno che ama lo riporta a Los Angeles, Dom riprende la sua contesa con l'agente Brian O'Conner. Poiché sono costretti a confrontarsi con un nemico comune, uno spacciatore sociopatico che sta inondando gli Stati Uniti di una droga letale, Dom e Brian devono cedere e fidarsi a malincuore l'uno dell'altro, nella speranza di toglierlo di mezzo e vendicare la tragedia che ha causato nella loro piccola famiglia allargata. Infiltrarsi nella rete clandestina significa guadagnarsi un posto nel gruppo di delinquenti che fanno passare l'eroina quasi pura dalla frontiera del Messico attraverso tunnel praticamente impraticabili scavati nelle grotte. Due capi del cartello, Campos e Fenix, sono gli unici che possono offrire a Dom e Brian le risposte che stanno cercando. Quando Dom, sua sorella Mia e Brian rinsaldano i legami di famiglia che erano stati spezzati tanto tempo prima, gli improbabili alleati si ritrovano a doversi misurare l'uno con l'altro in una gara che li porta a spingersi oltre ogni limite. Adesso, dalle fughe in carovana attraverso la campagna collinosa della Repubblica Dominicana, allo sgusciare velocissimi nelle gallerie sotto al deserto messicano, due uomini troveranno il modo migliore per vendicarsi: estendere i limiti di quello che è possibile fare al volante.
    I tempi erano maturi perché Vin Diesel tornasse a interpretare il fuggitivo Toretto. A distanza di otto anni dall'uscita del film che portò all'attenzione un fenomeno automobilistico clandestino divenendo un successo cinematografico, l'attore newyorkese si rimette al volante di un'auto truccata e ritrova i compagni della prima ora. Godendo dell'esperienza acquisita come protagonista in action e della posizione di produttore del film, Diesel porta sul grande schermo un'avventura adrenalinica che non manca di carica emotiva ed ironia. A dirigere l'allegro gruppetto di attori è Justin Lin che era entrato nel mondo delle corse sfrenate con Tokyo Drift e oggi riconferma la sua capacità di adattare al cinema la velocità modificata delle macchine da dieci secondi e gli spettacolari scontri che rappresentano il fascino della saga.
    Aprendosi con un inseguimento mozzafiato girato sulle strade impervie della Repubblica Dominicana, il film mantiene le aspettative e si catapulta in una serie di gare accelerate giocate sulla suspense. Tuttavia, al di là delle drag racing e delle acrobazie in corsa, il film trova nella storia d'amore, di fratellanza e d'amicizia il suo punto focale. Incrociando alle indagini di Dom quelle di Brian – l'agente sotto copertura dell'FBI che nel primo F&F aveva lasciato fuggire il Re delle corse – lo sceneggiatore li fa incontrare sulle strade di Los Angeles, spostando la narrazione nei territori del buddy movie. I due amici-nemici ritrovati uniranno le loro forze in una gara all'ultimo rombo, lanciandosi verso un finale liberatorio.

     

     
     




    voto: 8.5

    Sulle montagne rocciose canadesi, Logan (capace di rigenerarsi e dotato di artigli ossei che fuoriescono dalle nocche delle sue mani) cerca la pace dopo un secolo di guerre e violenza. Silverfox lo ama e lo incoraggia a dar retta alla propria natura umana e a tenere a bada la forza sovrumana e mutante che è in lui, ma il brutale assassinio della donna da parte del fratello Victor, riporta inevitabilmente Logan nelle mani di Stryker, che vuole fare di lui l'Arma X, una macchina da guerra indistruttibile. Nel corso di un'operazione d'indicibile sofferenza, lo scheletro di Wolverine viene rivestito di adamantio e ne esce un essere invulnerabile, il più micidiale degli esperimenti di laboratorio che Stryker sta operando sui mutanti: un cuore di dolore dentro un'impalcatura di rabbia, in attesa di rivolgere la propria furia contro il giusto nemico.
    Brian Singer aveva coccolato il personaggio di Wolverine, gli aveva dato fascino, mistero, sofferenza. Gli aveva offerto spazio e aperto per lui una fessura sul passato. Gavin Hood non fa di meglio. Apre all'insegna del trauma e della notte, con un prologo che resterà, però, un piccolo cortometraggio a sé stante, nel quale il piccolo Logan uccide il suo vero padre, non intuendone l'identità, e si dà alla prima delle tante fughe da se stesso. Il seguito è una ricerca delle giuste proporzioni tra azione e sentimento.
    Il primo capitolo della saga degli X-Men, associa Wolverine con altre leggende dell'universo degli X Men in un'epopea rivoluzionaria che vede i mutanti lottare contro nemici spietati che hanno l'obiettivo di eliminarli. Hugh Jackman ritorna nel ruolo che lo ha reso una superstar: un'implacabile macchina da guerra che possiede delle incredibili doti taumaturgiche, artigli di adamantio e una furia primordiale spaventosa. Rimane fedele al tono della serie di film degli X-Men, mantenendo un equilibrio tra spettacolo e realtà, ma ne accentua gli aspetti emotivi, sentimentali e relazionali. Il film presenta anche una squadra di mutanti: il Team X, un gruppo di militari sotto copertura composto esclusivamente da mutanti. A dirigerli c'è William Stryker, un personaggio presentato in XMEN-2, ma le cui origini e ragioni vengono ora esplorate approfonditamente, considerando che il rapporto complesso di Stryker con Wolverine è alla base di buona parte del passato (e del futuro) di Logan. Esplora anche la tragica storia d'amore di Logan con Kayla Silverfox. Il destino di Kayla provoca il coinvolgimento di Logan con il programma Arma X.
    X-Men le origini: Wolverine regala un emozionante viaggio sulle montagne russe, ricco di avventura e azione, ma allo stesso tempo affronta delle tematiche complesse e profonde e indaga sui potenti conflitti emotivi dei personaggi: una caratteristica costante nei film di X-Men.

    April 20

    il curioso caso di benjamin button



    voto: 7


    Un lungo flashback, che parte dal presente di un letto d'ospedale dove una madre lascia che la figlia legga il diario della sua vita. Si aprono le pagine e si torna indietro nel tempo, all'epoca in cui (fine della Prima guerra mondiale) un uomo inventò un orologio che camminava all'indietro nella speranza di veder tornare dalla guerra suo figlio morto sul campo. E' lo stesso giorno in cui un neonato affetto da sindrome di Hutchinson-Gilford (nato vecchio) viene abbandonato sulle scale di un pensionato. Benjamin Button è un bimbo in fasce ma ha la salute di un novantenne: artrite, cataratta, sordità. Dovrebbe morire il giorno dopo e invece più passa il tempo più ringiovanisce. La sua è una vita al contrario che attraversa il Novecento americano sempre alla ricerca del primo e unico amore, una donna molto più emancipata, libera e in linea con il suo tempo di lui. L'unico momento in cui si potranno trovare sarà all'incrociarsi delle loro età ("Mi amerai ancora quando sarò vecchia?", chiede lei. "E tu mi amerai ancora quando avrò l'acne?" risponde lui).
    Il curioso caso di Benjamin Button sembra chiedersi come si comporterebbe un vecchio con la testa di un bambino e come un giovane con l'esperienza di un vecchio, tentando una riflessione sulla morte e sulle possibilità di sfruttare al massimo la propria vita. Veniamo non solo a conoscenza della vita al contrario di Benjamin, del suo incontro folgorante con l'amore, del magico momento in cui l'età anagrafica dei due si sfiora e poi del punto di svolta: la discesa senza freni verso l'adolescenza fino all'infanzia portatrice di morte.
    Tutto questo ne fa soprattuto un film sul "tempo", fatto di vènto e di ore, di stagioni e di rughe, e il tutto ci attraversa incurante di cosa noi ne possiamo pensare. Il soffio del tempo si sente e lascia un'emozione struggente.

    April 15

    shrooms

     

    voto: 6.5
     
     
    Un gruppo di studenti va a fare campeggio in Irlanda. Non sono per nulla interessati al paesaggio e invece molto attratti dai funghi allucinogeni che si dice si possano trovare in loco. Jake è la loro guida. Con lui ci sono Bluto e la sua ragazza Lisa, il sedicente artista di arti marziali Troy e la sua compagna Holly, nonché la bionda Tara che è al suo secondo viaggio in loco e che in passato ha avuto una storia estiva con Jake. I ragazzi non fanno quasi in tempo a salire sul pulmino che li deve portare a destinazione che investono un cervo e vedono comparire due abitanti della zona decisamente poco rassicuranti. Dopo essersi accampati i nostri procedono alla ricerca dei funghi ed è Tara a subirne i primi effetti dopo aver mangiato un particolare tipo di fungo che nemmeno chi cerca il massimo trip dovrebbe toccare. Da quel momento le visioni e le morti si susseguono sempre in bilico tra allucinazione e realtà e sembrano seguire una antica leggenda su quelli che abitano il bosco.
    La storia ripropone l'ennesima versione cinematografica dei ragazzi persi tra alberi e arbusti, ma che i protagonisti siano 'persi' anche psicologicamente sin dall'inizio consente l'accensione della sceneggiatura: da loro puoi aspettarti di tutto e soprattutto (fatti come sono) sarà possibile giocare su che cosa effettivamente vedono e su cosa invece è frutto delle loro allucinazioni. Sarà leggenda, alluciniazione o folle realtà? La risposta è nella sena finale del film, anche se qualsiasi fan dell'horror avrà indovinato (o almeno intuito qualcosa) fin dall'inizio!
    March 21

    watchman - twilight - un ponte per terabithia



    voto: 4

    Ottobre 1985. Un uomo precipita dall'alto di un palazzo di New York e una goccia di sangue macchia per sempre un sorriso. Edward Blake, il Comico, è morto, non è più tempo di scherzi. Rorschach era un suo collega ed ora è inquieto. Si è convinto che Blake fosse solo il primo della lista e qualcuno stia complottando contro gli avventurieri in costume: si deve affrettare ad avvertire gli ex compagni, ridotti all'inattività dal decreto Keene. Jon Osterman, ovvero dottor Manhattan ovvero il deterrente nucleare in mano agli Stati Uniti, la sua ragazza Laurie Spettro di Seta (II), il fedele amico Dan Gufo Notturno (II), e l'uomo più intelligente del mondo, Adrian - Ozymandias - Veidt, devono sapere e tornare in azione. Ma Jon si è autoesiliato su Marte e Rorschach cade a sua volta in un'imboscata. Sull'orologio dell'apocalisse, la mezzanotte si fa sempre più vicina. Chi sta complottando? La minaccia viene proprio dall'interno...
    Opera di carta dei britannici Alan Moore, alla scrittura, e Dave Gibbons, al disegno, il graphic novel Watchmen, al momento della sortita, riscrive le regole dell'universo di appartenenza, quello dei supereroi. I giustizieri che vivono nell'epoca della terza candidatura di Nixon e della vittoria americana in Vietnam non hanno superpoteri - con l'eccezione di Mr. Manhattan - sono sporchi di malefatte, zavorrati dalle nevrosi e corteggiati dal delirio, sia esso di onnipotenza o di indifferenza. Il regista non ama le sottigliezze e non indossa guanti bianchi. La sua mano è pesante, fin troppo nelle scene che si susseguono crude. L'universo simbolico e l'aspirazione alla rottura evaporano e quel che resta è una buona pellicola superomistica. Watchmen film è ciò che Snyder ha visto nelle tavole di Moore, la sua personale interpretazione delle macchie di Rorschach, giusta o ingiusta non è lecito dire, anche se possiamo dire assolutamente che un filo logico alla storia è complicato, se non impossibile, da trovare.








    voto: 9 (storia) voto: 5 (film)

    Quando sua madre si accompagna con un altro uomo, Bella decide di andare a vivere con il padre, nella piovosa cittadina di Forks. Non prevede che la sua vita possa subire dei grandi cambiamenti, prevede al massimo di adattarsi. Ma nel nuovo liceo incontra Edward Cullen, un ragazzo schivo, diverso da ogni altro. Edward ha 17 anni come lei, solo che ce li ha dal 1918. È un vampiro, che però ha scelto, insieme con la sua famiglia, di non bere sangue umano ma solo animale. Bella e Edward si innamorano perdutamente, ma l’odore di lei scatena la sete di James, un vampiro nemico e niente affatto vegetariano.
    La regista e la sua squadra portano sullo schermo il primo dei best-sellers di Stephenie Meyer dedicati ad un mito imperituro per definizione. Twilight riporta il vampiro nella natura, nei meravigliosi panorami dell’Olympic Rain Forest, ricollocando il desiderio primordiale in una sorta di giardino edenico in cui c’è già la colpa ma non c’è ancora il peccato.
    Edward e Bella hanno diciassette anni e non potrebbero avere un’altra età. Sono sulla soglia -simbolica- della maturità, sul confine tra il mondo della fantasia e quello della realtà. Adolescente solitaria, Bella vive già di suo in un mondo a parte, in cui probabilmente sogna quello che non ha: una famiglia allargata ed unita come i Cullen, un amore a cui aggrapparsi (letteralmente), un innamorato che abbia il coraggio di mostrarsi per quel che è, ovvero un essere goffo e coraggioso, e che sappia trattenersi (sessualmente) al di qua della soglia.
    Film di ragazzi per i ragazzi, Twilight ha i dialoghi sciocchini del primo amore, ma anche la sua inquietudine e la sua tenerezza. Tutto ciò che è orrorifico resta fuori scena, perché è con gli occhi dell’innamorata che Bella guarda il mostro e, al suo posto, vede un viso iridescente, un essere di luce ben più angelico che demoniaco. Totalmente laicizzato e americanizzato, il vampiro è ridotto al suo nucleo ultimo di incarnazione del desiderio esasperato dal veto; la dicotomia luce-ombra sostituita da un grigiore umido e indistinto, in linea con la malinconia dei protagonisti e la loro età di passaggio; l’espressionismo ricacciato al museo del cinema, per far posto al trionfo del romanticismo. La storia della Meyer è una storia d'amore che colpisce adolescenti e non, ma la riproduzione cinematografica non le rende giustizia!








    voto: 6

    Jesse è un ragazzino che ha un amore per il disegno e la pittura. La famiglia e la scuola, però non gli danno credito e, spesso, è irriso da qualche bulletto di classe. L'improvvisa e magica amicizia con Leslie lo conduce in un mondo di fantasia, dove la creatività può essere liberata. Jesse riesce così a imparare a vivere da ragazzo della sua età e continuerà a farlo nonostante la tragica morte dell'amica.
    La Disney è da sempre stata maestra nel genere per famiglie, e questo viaggio nel fantastico, ha la particolarità di non essere contaminato da incantesimi potteriani ed esseri ultraterreni, ma si basa principalmente sulla capacità umana di immaginare. Il piccolo e classico scuolabus in cui si verificano gli scontri più accesi si confronta con gli spazi aperti del bosco, mettendo in parallelo acerbe ostilità e amicizia universale. È la semplicità di questa opera a vincere, perchè gli effetti speciali, sono presenti, ma con moderazione, per lasciar parlare l'umanità. Il regno di Terabithia è il prodotto della fantasia di due ragazzi, che immaginano tutto ciò che vedono. Nell'evoluzione di questo genere cinematografico, c'è un aspetto da non sottovalutare. È come il film veicola un messaggio parlando ai giovani e agli adulti, innalzando la solita morale a qualcosa di più concreto, in una società in cui i confini fra adolescenza e maturità sono labili e quasi scompaiono per la velocità di crescita forzata dall'effetto dei media.
    "Un ponte per Terabithia" non è un percorso verso uno scontato lieto fine, ma un cammino verso una luce, un'apertura che ha il sapore di un piccolo sogno.

    February 25

    INKHEART - la leggenda di cuore d'inchiostro




    voto: 6.5

    Quando Mortimer Folchart detto Mo, esperto rilegatore di libri malandati, trova un volume di "Inkheart" in una vecchia libreria di provincia, non crede ai propri occhi. Sono dieci anni che cerca quel libro: da quando sua figlia Meggie ne aveva tre, dall'ultima notte in un cui ha letto ad alta voce, da quando sua moglie Resa è scomparsa all'interno del mondo fantastico di Inkheart alla corte medievale del malvagio Capricorn. Mo è una lingua di fata che leggendo ad alta voce può richiamare alla realtà i personaggi dei romanzi: il suo dono è però un'arma a doppio taglio perchè per ogni personaggio che esce dal libro qualcuno vi entra! Rimandare indietro chi esce da Inkheart sarà perciò molto più complicato di ciò che può sembrare. Ora, con quella copia del libro in mano, Mo è deciso ha ritrovare Resa e Meggie, che scoprirà di aver ereditato i ldono delle lingue di fata, farà di tutto per aiutarlo.

    Il ponte tra cinema e letteratura esiste da sempre, ma oggi è ormai un'autostrada e la trasformazione porta con sé pregi e difetti. Se poi non si è un minimo avvezzi alla fuga di fantasia, tentanti dal brivido e permeabili al sentimento non restano che i difetti. Il problema di Inkheart è proprio qui: quando tutto è possibile resta ben poco di appassionante. Il romanzo, primo di una trilogia, ipotizza l'esistenza di narratori in grado di gettare un incantesimo sul pubblico con la sola pronuncia della parole: malauguratamente il film, pur avendo a disposizione tutti gli ingredienti, non sa compiere l'incantesimo. Il cast ha dell'incredibile (vediamo sullo schermo Brendan Fraser [il Rick sempre a caccia di mummie e il Trevor appena tornato da un viaggio in 3D al centro della terra], Paul Bettany [il Silas albino de "Il codice da vinci"], Helen Mirren [la regina Elisabetta II di "The Queen"], Andy Serkis [che ha finalmente tolto la veste 3D del malvagio e bipolare Gollum/Smeagol]), ma tutto il resto non più di tanto.
    February 23

    eagle eye - chiamata senza risposta



    voto: 7

    La premessa del film ci racconta che il Presidente degli Stati Uniti autorizza un attacco a un funerale sotto il quale si teme si celi un sospetto carico di armi in Medio Oriente benché il Segretario di Stato e l'intelligenza artificiale non siano dello stesso avviso.
    Dopo questa premessa ci concentriamo sulla vita di Jerry Shaw (interpretato da Shia LaBeouf, il curiosone di "Disurbia" e l'erede di Indiana Jones ne "Il regno del teschio di cristallo"), giovane squattrinato e con fratello gemello patriottico morto in un incidente misterioso, e di Rachel Halloman (interpretata da Michelle Monaghan, agente in "The Bourne Supremacy" e il genio informatico di "Mr. & Mrs. Smith"), divorziata e con un figlio in partenza per Washington dove si esibirà con un gruppo musicale.
    I due si troveranno uniti in seguito a una telefonata in cui una misteriosa voce femminile li ricatta impartendo loro degli ordini. Sono all'oscuro dello scopo della loro missione e i servizi di sicurezza li tallonano da vicino sotto la guida dell'agente Tom Morgan. Jerry e Rachel si ritroveranno, loro malgrado, coinvolti con i diabolici piani per un attentato politico: i due giovani dovranno collaborare per sventare i piani e riavere la propria libertà. Chi sarà il mandante di questi piani? (non ve lo dico perchè vi consiglio di andarlo a vedere!)

    Se avete apprezzato "Speed" e "Io Robot" dovreste vedere Eagle Eye. Con una doverosa premessa: per i primi cinquanta minuti non cercate di capire 'il perché' o il 'come'. Vi togliereste il piacere adrenalinico di accadimenti uno più improbabile dell'altro! La sceneggiatura, a suo tempo, vi risponderà! I contenuti socio-politici sono elementi secondari e, addirittura (quasi)fastidiosi: ogni tanto al cinema è bello potersi lasciare andare a non pensare alla consequenzialità e credibilità narrative e riconquistare il piacere infantile dell'azione.










    voto: 6

    Una studentessa riceve un messaggio in segreteria dal futuro lasciato apparentemente da se stessa, sul punto di morte. Il presagio si avvera e a breve una catena di morti violente si susseguono, tutte preannunciate dallo stesso tipo di messaggi, con la stessa inquietante suoneria…Perchè accade questo?
    Della tecnologia non possiamo più farne a meno e portiamo un cellulare sempre con noi. Cosa fare se questo diventasse nocivo? O addirittura la causa della nostra morte?
    Chiamata senza risposta si costituisce esclusivamente come il remake di "The Call - Non rispondere". The Call, che era comunque un giochino di un autore abituato a ben altro, entrava a tal punto in sintonia con lo spettatore da fargli credere che, in certi istanti, fosse il suo cellulare a squillare. Eric Vallette, invece, esplicita ogni passaggio con pedanteria, rendendo la trama ben limpida e per questo meno inquietante. Infondendo un malcelato terrore che dietro le azioni omicide non ci sia né la vendetta né la ricerca di pace quanto, piuttosto, un insensato odio. Di Chiamata senza risposta pare dunque evidente l'intento commerciale, quello di riproporre qualcosa di già collaudato per attirare le generazioni più giovani, molto meno evidente, purtroppo, quello creativo.

    February 04

    viaggio al centro della terra 3D



    voto: 4
    (col 3D si arriverebbe a un massimo di 7.5)

    Alla ricerca di un collega scomparso, un professore universitario si ritrova al centro della Terra col nipote e un'affascinante islandese. Appassionato di Verne, userà il celebre romanzo come guida. Nell'immaginifico mondo sotterraneo il trio trova uccellini luminosi, oceani, piante carnivore giganti, mostri marini e dinosauri. Piacevole e scanzonato, Viaggio al centro della Terra 3D è un'attrazione da parco dei divertimenti che ha avuto la fortuna di esser diffusa nelle sale a disposizione di 3D.
    La trama, standardizzata, si basa su una serie di stilemi del genere 3D, quale la corsa nei carrelli nella miniera o l'inseguimento del Tirannosaurus Rex. Le gag sono altrettanto codificate ma la leggerezza dell'insieme regge complessivamente una produzione che fa rivivere l'antico cinema delle attrazioni.
    Mancano le novità, il film perde contro quello che fu il suo predecessore (
    film del 1959), è banale nel suo insieme e mancano totalmente i colpi di scena. L'unioco modo per vederlo come un buon film è prendere un aereo e volare in uno dei cinema da Roma in su per vederlo in 3D.

    Perchè coi soldi che incassa la Warner Village non adatta qualche sala per il 3D anche qui al sud???